sabato 3 maggio 2008

Profitti

Da uno studio della Banca dei regolamenti internazionali si scopre che nel 1983 il 23,12% del PIL andava ai profitti.
Nel 2005 la quota è salita al 31,34%, ciò vuol dire che i lavoratori hanno visto calare i loro introiti dal 76% al 68% del PIL in 22 anni.[Repubblica]
Per percepire meglio la perdita basta notare che l'8% del PIL di oggi è pari a 120 miliardi di euro, suddivisi per 23 milioni di lavoratori italiani diventano 5 mila 200 euro a persona.
I beneficiari dei profitti sono pochissimi, in Italia il 45% della ricchezza appartiene al 10% delle famiglie, ed è proprio a questa categoria che andrà la maggior parte dei 120 miliardi di euro.
La massimizzazione dei profitti è di fatto alla base dell'economia, poco importa se nella letteratura economica vengano posti altri principi, il lavoratore è solo un costo da far rientrare nei documenti di bilancio.

2 commenti:

  1. erripotter e la caduta tendenziale del saggio di profitto3 maggio 2008 18:32

    sì vabbè..ma se recuperiamo in competitivitivitivitità, allora sì che!
    vedrai che i nostri datori di lavoro ridistribuiranno correttamente unicuique suum: a loro il giusto profitto per la capacità manageriale dimostrata nel potenziare il made-in-italy(-cina) e a noi (citando F. Guccini, noto macro-economista) "un cazzo in culo e accuse d'arrivismo".

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  2. "La locuzione latina unicuique suum è la rielaborazione del suum cuique tribuere (in italiano: dare a ciascuno il suo)"

    mentula equi!

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