mercoledì 18 febbraio 2009

Nois non semus therahos

(Noi non siamo servi)

di pugioba


...il momento è propizio, diventiamo tutti coprofagi. Una sostanziosa abbuffata degna di questi tempi di merda.

Che dire, ho il morale a terra. E' incredibile...oppure no, è normale. Siamo noi la casta, la casta di quelli che ci credono, che pensano davvero in termini di uguaglianza. Siamo talmente abituati a farlo che alla fine ci sembra logico che tutti, in fondo, la debbano pensare così. Ma così non è. Diciamo le cose come stanno, senza mascherarci dietro il paravento della modestia: abbiamo un modo "superiore" di vedere le cose, o quanto meno un modo più bilanciato. Penso che un modello che privilegia pochi a scapito di molti non può che essere "umanamente" peggiore di uno che cerca l'equità sociale. Dal momento che il mondo è fatto di umani, il modello "umanamente migliore" è superiore. Non parlo del comunismo, ma di un socialismo moderno, che premi in ogni caso chi produce di più, chi lavora di più, chi rischia di più, ma che al contempo non castri tutti gli altri. Il tutto all'interno di regole comuni, eque e condivise. Anni di consumismo sfrenato hanno aumentato a dismisura le presunte necessità, il superfluo è assurto a indispensabile. Il capolavoro lo ha fatto il piduista di villa certosa. Ha trasformato un popolo ancora pensante in un pubblico lobotomizzato. Queste cose si sanno, ma pensavo...il cappellone è stato nominato alla corsa per le regionali il 27/12/08. Un mese e mezzo!!!! Un mese e mezzo per un signor nessuno. I sardi hanno votato il capo, non lui. I sardi, non più popolo, per quanto popolo oppresso, hanno creduto alle menzogne dolci, mentre si sciroppavano l'ultimo pezzo di cervello guardando gente come il nostro vero concittadino, quel Marco Carta che grazie alla tv del presidente ha trovato la vera gloria. Quello che si lancia in ardite dichiarazioni su Soru che avrebbe rovinato la spiaggia di Cagliari, quando anche i somari sanno di chi sia la responsabilità, accertata dai tribunali. A lavoro (il classico call-center), ancora oggi, in molte non parlano che di lui e dei suoi simili, alimentate dai nuovi exploit sanremesi. Ragazze laureate e laureande, spesso sposate e magari con un figlio. I ragazzi parlano di calcio, anche qui degnamente rappresentati dal modello di squadra vincente del presidente. O magari si parla della vacanza del vip, nel luogo vip. Quale? Il billionaire, naturalmente. Un posto irraggiungibile per la maggior parte dei sardi, ma sognare non costa nulla, o comunque poco. Infatti indossiamo abiti di marca, denigriamo i cinesi ma compriamo le Nike e i giubbotti North Sails a 50 euro da loro, attenti a non farci vedere da nessuno...quando ogni sardo ha o ha avuto un parente, un avo, un amico, emigrati per cercare fortuna. Grazie alla nuova giunta in Sardegna pioveranno milioni. Si costruirà tutto, si venderà tutto (non ai sardi, che non hanno soldi), si assumerà molto. Questo per 3 anni. Poi finirà il boom. A quel punto però noi non avremo nulla, nemmeno il panorama. Noi consegniamo il nostro futuro e loro ci permettono ancora di sognare. Molti di quelli che ieri hanno votato Soru, cominceranno a pensare che il modello giusto è l'altro, e se lo ricorderanno alle prossime europee. Ed ecco il dubbio: siamo sicuri che l'errore storico di chi sta "a sinistra" non sia proprio il considerare gli elettori dell'altra sponda una massa di pecore decerebrate? Siamo sicuri che invece non si tratti di persone ben consapevoli dei motivi che li spingono in quella direzione? In poche parole, sanno esattamente cosa vogliono e lo vogliono subito, a scapito del futuro, e individuano chi può garantir loro questo. Ci ha corrotto. Ci ha comprato. Anzi, ci siamo fatti comprare. Come in li Monti di Mola, decenni or sono. Ma allora, i caprai, lì ci vedevano solo pietre, o meglio, monti, mucchju e ziligherti; era facile portar via quell'oro con quattro soldi. Oggi non dovrebbe essere così. Infatti è peggio. Al pastore non interessava un terreno per lui inutilizzabile, ma non ti avrebbe venduto le pecore, non ti avrebbe venduto la casa. Conosceva il valore delle cose. Noi oggi non abbiamo più valore, ne valori. Siamo drogati. Anzi, mi sono rotto di dire noi. Loro sono drogati, ignoranti felici di esserlo, venduti. Noi abbiamo valori cazzo, noi abbiamo un valore. Noi non siamo in vendita. Nois non semus therahos.

2 commenti:

  1. Il tuo sfogo è quasi commovente, e mi identifico pienamente in ciò che dici.
    La situazione è grave ma allo stesso tempo è difficile rendersene conto quando la maggiorparte della gente è assuefatta dal monopolio mediatico.
    Questo assopisce qualunque tentativo di reazione ad un governo che usa la persuasione televisiva come arma principale.

    Per cambiare ci vuole qualcuno che abbia voglia di stravolgere il panorama politico, uno forte intellettualmente, che SAPPIA PARLARE, che usi Internet, che stia dalla nostra parte.

    Solo così le cose possono cambiare. Ma i tempi, ahimè, sono ancora lontani...

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  2. giampaolo haver19 febbraio 2009 10:15

    avevo la speranza che i sardi, a differenza del resto d'Italia, rifiutassero le false lusinghe del mafionano e del suo pupazzo e caissero l'importanza di progetti di ampio respiro che avrebbero dato i loro frutti nel futuro. Purtroppo la " casta", sinistra locale compresa, ha fatto fronte comune e si è riappropriata della politica degli intrallazzi e del personale interesse.
    Sono deluso, amo la Sardegna, li vi sono i miei figli ed i miei nipoti e pensare che il loro futuro sia nele mani di quei vermi schifosi mi rattrista.

    Comunqueho ancora ho la speranza che la gente si renda conto di chi, con l'effimero immediato, sta rubano loro il futuro e la possibilità di restare cittadini e li ha fatti diventare sudditi proni.

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