martedì 29 settembre 2009

Un futuro buio per la libera informazione

Gli attacchi alla libera informazione sono strettamente legati alla nuova frontiera del giornalismo online a pagamento. Si profila un futuro fatto di querele ai danni dei blog, o dei siti specializzati nel giornalismo partecipativo, mentre verranno rafforzati i colossi editoriali online con delle tasse aggiuntive sulla connessione ad internet.
Le grandi testate giornalistiche hanno prima pensato di far pagare le notizie con degli abbonamenti particolari, ma poi, vista la concorrenza gratuita, stanno chiedendo ai governi una sorta di contributo obbligatorio ai quotidiani per ogni computer collegato in rete.
La legislazione italiana rende le cose difficili anche ai giganti editoriali, come la Rai, figuriamoci i nani del web. Un caso recente è quello denunciato dalla Gabanelli sul Corriere riguardo alle sue numerose querele spesso prive di fondamento: "L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore della lite temeraria - aver avviato una causa per un fatto inesistente - [...] con una sanzione blanda, quasi mai applicata. [...] Nel diritto anglosassone invece [...] il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni punitivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20»."
Le querele fioccheranno sempre di più e, agevolate da un sistema giudiziario lento e pro accusatore, genereranno un mare di "intimiditi" che non pubblicheranno più fatti compromettenti. Se poi a questo aggiungiamo i vari dll che cercano di frenare la libera informazione su internet, è certo che avremo un futuro dominato da La Repubblica, Il Corriere, Il Giornale, etc.

4 commenti:

  1. Fino a quando i mezzi di informazione, tutti ma in special modo la carta stampata, riceveranno finanziamenti dal governo o offriranno grossi spazi pubblicitari a grossi gruppi industriali che spesso direzionano anche le scelte politiche, l'informazione non sarà mai obiettiva.
    Se imparassero tutti a sostenersi da soli, potrebbero permettersi il lusso di dire quello che pensano davvero, ma avrebbero anche la responsabilità di tali idee e dovrebbero condurre ricerche serie e fondate.
    Oggi si spara di tutto, cose vere cose che lo sono meno, tanto in ogni caso c'è una rete di protezione.
    So di non aver detto nulla di nuovo, ma il meccanismo è estremamente semplice.
    O no?

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  2. O si? :)
    L'informazione obbiettiva, vedi Report, può anche vivere di pubblicità. Il problema grosso sono gli editori che influenzano le redazioni in base alle varie pressioni esterne: economiche, politiche o semplici scambi di favori.
    Comunque sono d'accordo con te nel ritenere che "Se imparassero tutti a sostenersi da soli, potrebbero permettersi il lusso di dire quello che pensano".

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  3. Non so.
    Il ritenere che l'informazione possa andare avanti solo con la capacità di stare nel mercato non mi sembra un gran che. Alla lunga l'informazione la farebbero solo quelli con grandi capacità finanziarie alle spalle. Vi ricorda qualcuno?
    Penso invece che la stampa dovrebbe appartenere allo stesso rango dell'esecutivo,legislativo e giudiziario. In poche parole riconoscerla come quarto potere all'interno della costituzione con tutti gli obblighi, diritti e contrappesi che la carta impone.
    L'informazione deve essere un diritto fondamentale e lasciare che viva solo con le regole del mercato la trasformerebbe in merce.

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  4. Il problema è che la maggior parte della pubblicità se la becca la tv. Se poi aggiungi che l'italiano legge poco e quindi compra poco...
    Poi c'è da ricordare lo scandaloso caso de Il Riformista che riceveva 3 euro a copia di contributo all'editoria.
    Comunque "Il Fatto" potrebbe dare una lezione a molti, vediamo.

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