giovedì 21 gennaio 2010

Mario non parlava italiano

Dall'album di cristianocani

L'anno scorso ho conosciuto Mario (nome a caso), 4 anni. Mario non parlava italiano, benché italianissimo, ma solo sardo. No, la famiglia non era disadattata e ignorante; la madre era un'insegnante. Fino a qualche decennio fa era una situazione molto comune, ora molti di quei bambini sono diventati avvocati, ingegneri, professori di lettere, etc.
A questo punto la domanda sorge spontanea: che differenza c'è tra Mario e i bambini stranieri che non parlano l'italiano? La risposta è ovvia: il colore della pelle. Altra domanda: che differenza c'è tra la Gelmini e quel Sacconi che vorrebbe l'apprendistato a 15 anni? Nessuna, sono egoisti all'inverosimile e pensano solo ai voti.

Proverbio de giorno:
Si ti dat a calche l'ainu non bilu torres

6 commenti:

  1. premesso che:
    1) la questione dell'apprendistato l'ho solo orecchiata;
    2) sacconi e gelmini, nella forma e nel merito, hanno sempre torto;
    la questione del lavoro a quindici anni mi pare sia una scelta facoltativa e, quindi, se il ragazzino dei ceti meno abbienti decide di studiare per emanciparsi non sarà il fatto del lavoro a 15 anni a impedirglielo, ma ben altre cose semmai ...
    Il fatto è che la scuola ha tante difficoltà a tenere questi ragazzini "poco motivati" che fanno semplicemente casino in classe; il semplice obbligo a farli arrivare a 16 anni di frequenza (o quel che è o che potrebbe essere) è inutile; il problema esiste e non va evitato.

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  2. Il problema esiste, ma può essere risolto all'interno della scuola? Avendo le risorse, naturalmente.
    Se la risposta è affermativa, la loro intenzione è palese: ottenere il risultato con il minimo sforzo fregandosene della cultura.

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  3. mmm non la vedrei così: l'obiettivo è dequalificare la scuola per spostare poi fondi su istituti privati.

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  4. Sì, credo anch'io che il problema la dequalificazione della scuola pubblica.
    Fa una rabbia...
    Se ripenso al mio liceo, all'impegno, alle belle strutture che avevamo a disposizione, anche se minate dal terremoto, alla preparazione della mia professoressa di latino e greco che mi ha trasmesso tanto e paragono tutte queste cose a quelle che hanno gli adolescenti oggi, non posso che essere dispiaciuta della opportunità che non hanno e non avranno, visto che c'è una crescente mancanza di motivazione sia da parte dei ragazzi sia da parte dei prof. Dico sul serio. Ma queste sono cose che si capiscono "da grandi"...

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  5. mater mediterranea22 gennaio 2010 19:49

    No , non è solo il colore della pelle; ci sono altre diversità che vanno riconosciute, non per discriminare,ma per accettarle e far si che chiunque ,moro o visopallido,sia messo in condizione di "uguaglianza" per poter imparare. Per quanto riguarda la scuola: sembra una gara tra i vari governi a chi le assesta più colpi per distruggerla, santa gelmini non è da meno(con l'aggravante che è stronza).Detto cò,come ricorda Vita gli insegnamenti scolastici vengono riconosciuti da grandi,è normale, quello che non è normale,a me sembra,è l'atteggiamento della famiglia che pretende dagli insegnanti di "riuscire" dove lei,primo e principale "luogo" educativo,fallisce sempre di più.Se la scuola viene definita come luogo di ricreazione,dove tutto è facile e tutto deve essere giustificato, dove ci sono solo diritti e non doveri,è difficile che i ragazzi la accettino come "cosa" seria,luogo dove si insegnano anche regole che per primi i genitori disattendono. Nella società molti valori sono stati ribaltati: un tempo,chi rubava, anche una gomma.,veniva definito ladro,ora invece furbo e anche simpatico.

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